Da un lato c'è una visione che continua a demonizzare l'avversario facendo leva sulle paure e le incertezze che agitano una parte consistente del paese e che hanno un fondamento nella realtà: paure per la propria sicurezza, paure per le difficoltà crescenti di far quadrare i conti familiari, paura per il futuro dei giovani. Alcuni di questi problemi derivano da una situazione internazionale gravida di pesanti nuvole, altri chiamano in causa le classi dirigenti italiane che hanno guidato la vita politica ed economica nell'ultimo trentennio, dalla fine degli anni Settanta ad oggi.
Un partito politico responsabile, nel momento in cui affronta una campagna elettorale decisiva dovrebbe proporre soluzioni idonee a risolvere i problemi, dissipando le paure che paralizzano e suscitando speranze e attiva partecipazione.
La premessa non può che essere un rinnovamento nelle idee e nel personale politico chiamato a tradurre in fatti concreti e plausibili. Rinnovamento facile ad esser promesso ma assai più difficile ad essere realizzato nei fatti. Dalla destra si è risposto finora puntando ad ingigantire quelle paure e proponendo un guazzabuglio di ricette che vanno dal protezionismo e dallo statalismo di Tremonti alla miscela demagogica di Berlusconi. Il costo del programma berlusconiano ammonta a 80 miliardi di euro; dove prendere le risorse per attuarlo rimane un inesplicabile mistero. Le cifre fin qui fornite si aggirano sui 20 miliardi. Quanto al protezionismo daziario di marca tremontiana, si tace sul fatto che una politica fondata sui dazi all'importazione non è più, da tempo, nella disponibilità dei governi nazionali ma dovrebbe essere adottata dall'Unione europea che non è affatto d'accordo (e con ragione) a inoltrarsi su una politica di chiusura delle frontiere.
Il Partito democratico dal canto suo ha accettato la sfida del rinnovamento e l'ha condotta con molta fermezza. Il programma economico punta sul sostegno del potere d'acquisto dei ceti più deboli, delle famiglie, del lavoro giovanile e precario. Il costo è di 27 miliardi, compatibile nel prossimo triennio con le risorse disponibili e con quelle che la crescita possibile dell'economia potrà generare.
E' stato costruito un partito del tutto diverso da quelli fin qui esistenti in Italia, radicato su tre idee forti: la libertà, l'eguaglianza, la solidarietà. Dopo il crollo delle ideologie totalizzanti, che hanno dominato gran parte del Novecento lasciando in eredità una catasta di milioni di morti ammazzati dalla guerra e dall'orrore degli stermini, quelle tre idee forti costituiscono il nerbo della civiltà occidentale. Abbiamo tutti la convinzione che nessuna di loro, da sola, può avviarci verso un equilibrio stabile e duraturo. Libertà senza eguaglianza o, viceversa, eguaglianza senza libertà conducono (e l'esperienza novecentesca ne è una tragica prova) a catastrofi terribili. Bisogna applicarle congiuntamente, sottolineando di volta in volta l'una o l'altra secondo i bisogni, i desideri, le speranze delle persone, dei ceti, della società.
Gli elettori e specialmente i giovani, le donne e gli anziani che sono i segmenti più esclusi dai circuiti della sicurezza e del benessere, sono in grado di scegliere. Senza la loro attiva partecipazione non c'è progetto che sia attuabile. Restare sulla riva a guardare ciò che avverrà come se in gioco non ci fosse il loro stesso destino, significa soltanto rinunciare a render possibile un progetto di futuro. Questo è il senso vero dello scontro in atto tra due proposte e questa è la posta in gioco: il nostro, il vostro destino di cittadini e di nazione.
tratto dal sito di Repubblica.
Per il materiale elettorale del
partito democratico per le
elezioni 2008, vedi www..ciclostile.it
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